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29-09-2008
RIFLESSIONI SUL “CASO MOLFETTA”

 

Lettera dell`On. Margherita Mastromauro al Direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Giuseppe De Tommaso.

 

Caro direttore, ho letto sul numero odierno, il messaggio appello “donne unitevi” di antonella Vincenti, vicesindaco di San Donaci (BR) in relazione al “caso Molfetta” che tutti i lettori ormai conoscono e ho accolto l’invito a fare una riflessione sulla rappresentanza politica e sul ruolo delle

donne nelle classi dirigenti.

La mia sensibilità al tema risale a tempi non sospetti, quando ero solo una imprenditrice e non svolgevo attività politica.

Oggi in virtu’ dell’incarico parlamentare lo sono ancora di piu’, malgrado mi sia trovata in questi primi mesi di mandato ad occuparmi di ben altre emergenze che ahimè toccano il nostro bel Paese.

La battaglia delle donne per la conquista dei diritti è stata lunga e difficile. È cominciata nel 700 e si è conclusa nell’ultimo ventennio. Non credo di apparire di parte se ricordo che grande merito nella conduzione di queste

battaglie per l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne ha avuto la sinistra italiana, poiché è questo un dato storico inequivocabile. E non mi pare un caso che la vicenda di cui si dibatte riguardi invece una amministrazione di centrodestra.

Oggi non ci sono vincoli di tipo giuridico che limitino le possibilità femminili. E lo dimostra nel caso specifico il fatto che il Tar della puglia ha emesso una sentenza contro la decisione del sindaco Azzollini di tener fuori le donne

dalla sua giunta.

Restano invece ben radicati ancora oggi pregiudizi socio culturali che trovano fondamento in argomenti di convenienza di volta in volta elaborati ad hoc. E’ il caso del consenso elettorale invocato dal sindaco azzollini quale

unico criterio valido per scegliere una giunta.

Io credo che egli appellandosi alla professionalità e competenza –come dovrebbe essere normalmente quando si attribuiscono ruoli operativi e amministrativi- non avrebbe avuto difficoltà ad individuare qualche candidato

donna idoneo a collaborare, nel suo interesse.

L’esistenza di questi pregiudizi dimostra che apparteniamo ad una società ancora di uomini-malgrado le donne siano il 52%-, ed a partiti che sono ancora degli uomini.

Contro l’invito di Gabriella Carlucci sul Corriere del Mezzogiorno alla comprensione ed al laissez faire, ed in sintonia con il vicesindaco Vincenti, io credo che sia opportuno invitare le donne a mobilitarsi, a proseguire con coraggio nella lotta per la rappresentanza politica, ad essere sempre piu’ presenti nella politica attiva sui territori, ma soprattutto a rendere visibili le proprie competenze e professionalità perché è proprio su di esse che deve

fondarsi la conquista di privilegi, contro il malcostume vecchio stampo purtroppo ancora diffuso per cui tale conquista passa spesso attraverso modalità antiche quanto volgari.



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