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30-09-2008
PER IL FEDERALISMO FISCALE SERVE UN PERCORSO GRADUALE E GARANTISTA.

 

Il progetto di federalismo fiscale approvato dalla Regione Lombardia nel giugno del 2007, riproposto nel programma elettorale del Pdl e presentato formalmente come disegno di legge nel nuovo parlamento (XVI legislatura), è stato da più parti criticato in quanto favorevole ad un decentramento di entrate notevolmente superiore al decentramento delle spese ragionevolmente prospettabile.

Questa  riforma,  partita da pulsioni egoistiche delle regioni del nord raccolte dalla Lega che ne ha fatto il proprio cavallo di battaglia ormai dal 1991, fonda le sue radici nella voglia di “secessione” del nord nei confronti di un sud considerato non opportunità ma freno allo sviluppo del paese.

 

Ricordare questo è fondamentale per capire che il Mezzogiorno e la Puglia in particolare deve adoperarsi per salvaguardare i legittimi e sacrosanti interessi regionali in una partita cruciale per il nostro territorio

 

Quello che temo in particolare è che si faccia come si è fatto per i fondi destinati dallo Stato allo sviluppo delle imprese delle nostre regioni del Mezzogiorno. Si è  goduto di finanziamenti a fondo perduto per molti anni  fino a quando gran parte degli imprenditori , su spinta della stessa CONFINDUSTRIA, chiesero con forza l’interruzione dei finanziamenti a fondo perduto per lasciare maggiore spazio ai crediti di imposta ovvero a incentivi automatici sugli investimenti realmente effettuati a spese degli imprenditori.

Risultato: non esistono più le 488 e i finanziamenti a fondo perduto, ma è stato anche ridotto all’osso il fondo crediti di imposta per cui oggi le imprese del sud sono definitivamente abbandonate a se stesse.

Non  vorrei ora che col pretesto del federalismo fiscale , di una presunta maggiore trasparenza ed efficienza nella spesa pubblica, ci sia un abbandono graduale delle nostre regioni a sé stesse.

 

Noi parlamentari del PD abbiamo fin da subito sostenuto che il federalismo non deve essere uno strumento per cancellare per legge il tema del Mezzogiorno e delle sue difficoltà.

Fondamentale dunque è assumere come principio guida un percorso intelligente, graduale e garantista.

 

Si deve ridefinire, in base al titolo V della costituzione, all’articolo 119, e al sistema normativo ordinario, “chi fa che cosa”, quali sono le competenze dei vari livelli istituzionali soprattutto sui grandi temi come energia, infrastrutture, casa, servizi sociali, trasporto pubblico e regolazione dei servizi pubblici locali, eliminando le duplicazioni e le incertezze interpretative.

 

Bisogna prevedere un lasso di tempo adeguato a sperimentare questo percorso nuovo garantendo un monitoraggio costante del parlamento e delle altre istituzioni centrali e locali.

 

Non si deve ridurre il welfare, ma renderlo più efficiente e meno costoso ridefinendo gli standard quantitativi e qualitativi.

Nella  bozza Calderoli: si mantiene il principio di territorialità delle imposte che confligge con i principi costituzionali, inoltre non è previsto un coordinamento della finanza pubblica ne si definiscono i livelli essenziali da perequare.

 

Oggi dunque il Federalismo fiscale più che in progetto di riforma dello Stato appare un progetto debole e privo di qualsivoglia garanzia per la nostra Puglia e il Mezzogiorno in generale.



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