INTERVENTO DELL`ON. MASTROMAURO NELLA SEDUTA DELL`11 NOVEMBRE 2008
Signor Presidente, in via preliminare, vorrei sottolineare chi sono i destinatari di questo provvedimento: le famiglie con un reddito annuo lordo inferiore ai 27 mila euro che hanno nel proprio nucleo familiare persone anziane, ultrasessantacinquenni, malati terminali o handicappati. Si tratta, quindi, di individui e nuclei familiari che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato. Stiamo discutendo di un provvedimento che dovrebbe servire, in qualche modo, a tamponare, a dare una risposta provvisoria al problema del disagio abitativo che questi soggetti, naturalmente, vivono in attesa che si realizzino interventi strutturali come quelli previsti dal tanto atteso piano casa. È un provvedimento che affronta il problema del disagio abitativo, che si era già aggravato nella attuale congiuntura economica recessiva, riguardando famiglie svantaggiate da redditi particolarmente bassi e situazioni familiari difficili. Dai dati forniti dalla SUNIA, infatti, negli anni dal 2000 al 2006, vi è stata una nuova tendenza all`aumento degli sfratti che sono passati da 39.406 a 44.897. Ebbene, rispetto ad un`emergenza sociale di questa portata, questo Governo ha prodotto un decreto-legge che, a dispetto delle buone intenzioni espresse nella relazione illustrativa, limita in misura consistente i destinatari del provvedimento, circoscrivendoli alle categorie indicate in precedenza, limita l`ambito di applicazione ai soli comuni capoluogo di 14 aree metropolitane, ai comuni ad alta tensione abitativa con essi confinanti e limita la proroga ai soli casi di finita locazione. In concreto, che cosa accade? Accade che, ad esempio, in una regione come la mia, la Puglia, di 71 comuni ad alta tensione abitativa, così come individuati nella delibera del CIPE del 2003, solo 11 saranno garantiti da questo provvedimento, contro ben 60 cancellati (tra questi figurano grandi comuni come Foggia, Taranto, Brindisi, Lecce, Barletta e Andria). Rispetto a questa eccezione, da me già sollevata in Commissione al sottosegretario Mantovani, egli ha dichiarato che su un totale di sfratti stimati a 2.689, oggetto del provvedimento, ne sarebbero garantiti 2.458 e, quindi, rimarrebbero da liberare soltanto 230 unità (con riferimento alla Puglia rimarranno esclusi solo cinque sfratti a Bari, tre a Brindisi, dieci a Foggia, sette a Taranto, nessuno a Lecce). A parte i dubbi, da me già espressi circa i numeri indicati dal Ministero, presi dalle prefetture che ricevono tardivamente le comunicazioni dai tribunali, e ammettendo che questi numeri siano attendibili, sorge, comunque, spontanea la domanda: che senso ha escludere 230 unità in tutta Italia? Perché? Per ragioni di bilancio? Credo che questo Governo non può ragionevolmente regolare l`abolizione dell`ICI a chi non ne ha bisogno, o accollarsi i debiti miliardari di Alitalia, e poi lesinare vergognosamente su un`emergenza che coinvolge soggetti deboli e in grave difficoltà. Per questo abbiamo insistito nel presentare l`emendamento che prevede l`ampliamento della platea dei comuni ad alta tensione abitativa indicati dal CIPE. Ci auguriamo che il Governo voglia rivedere la sua posizione intransigente.
Vi è un secondo limite di questo provvedimento che vale la pena sottolineare. Con questo provvedimento il Governo ha deciso di aiutare solo le famiglie che saranno costrette ad abbandonare la casa nella quale hanno vissuto perché il locatore si rifiuta di rinnovare il contratto. Ebbene, come emerge dai dati del SUNIA, l`aumento vertiginoso degli sfratti negli ultimi anni riguarda, invece, gli sfratti proprio per morosità.
Infatti, su 43.394 sfratti nel 2007 ben 33.559 sono per morosità, mentre solo 9.166 sono per finita locazione. Dunque, a nostro parere, il Governo avrebbe dovuto tener conto di questi dati e avrebbe dovuto responsabilmente proteggere, in questo momento di difficoltà, coloro i quali non riescono a pagare il canone di affitto, accollandosi temporaneamente l`onere di tale canone e ovviamente non arrecando danno ai locatori. Grazie a queste limitazioni che cosa accadrà? Che - sempre per parlare della mia regione, della Puglia - ben 2 mila famiglie rimarranno per strada nei prossimi mesi, come denunciato sulla stampa dall`assessore regionale all`assetto del territorio, dal SUNIA regionale e dall`ANCI.
È per queste ragioni che il nostro giudizio complessivo su questo decreto-legge non può che essere negativo. Ancora una volta questo Governo ha prodotto frettolosamente un decreto-legge e non tiene adeguatamente conto della reale situazione e dimensione del problema degli sfratti. Si tratta di un Governo che non consulta mai preventivamente le categorie interessate e poi si trova innanzi a sommovimenti di piazza non privi di conseguenze.
Vorrei ricordare infine, signor Presidente, che al comma 1 dell`articolo 1 del decreto-legge in esame si precisa che la finalità del provvedimento di sospensione degli sfratti è quella di ridurre il disagio abitativo in attesa della realizzazione degli interventi previsti dal Piano nazionale di edilizia abitativa. Ebbene, sappiamo tutti che la realizzazione del piano casa è bloccata dal contenzioso con le regioni che noi avevamo preannunciato nella discussione in Aula e in Commissione sull`articolo 11 del decreto-legge n. 112 del 2008, un contenzioso che si potrà risolvere solo se questo Governo riconoscerà l`attribuzione dei fondi alle regioni virtuose che avevano già programmato e deliberato ma non impegnato, come dice la prima bozza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, la destinazione di quei fondi per l`edilizia sociale che erano stati stanziati ex decreto-legge n. 159 del 2007. Quindi, concludo invitando il Governo a sbloccare con urgenza tali fondi e a dirimere le questioni con le regioni onde evitare che ancora nel 2009 ci si ritrovi a discutere di una nuova sospensione degli sfratti e con ulteriori inaccettabili limitazioni in funzione di presunti vincoli di bilancio.