Rassegna Stampa


21-07-2008
Intervento dell’On. MARGHERITA MASTROMAURO

Signor Presidente, Intervengo per esprimere alcune valutazioni sul decreto legge n. 112 del Governo che nasce con l’ambizioso obiettivo di proporre misure urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, e quindi dell’aggiustamento dei conti pubblici nel 2009 e per gli anni a venire.

L’azione del Governo si inserisce in un contesto economico congiunturale preoccupante sia sul fronte internazionale sia soprattutto su quello nazionale. Il maggiore fattore di freno alle economie occidentali oggi è rappresentato dall’impennata dei prezzi delle materie prime, soprattutto alimentari ed energetiche, che hanno determinato una accelerazione dei prezzi al consumo con il conseguente impoverimento delle famiglie ed una pericolosa crisi di buona parte del sistema industriale italiano sempre meno competitivo. Malgrado vi siano alcuni punti qualificanti in questo provvedimento, come i buoni propositi in materia di semplificazione degli adempimenti burocratici, ad esempio nella fase di costituzione e di avvio dell’attività di impresa, la semplificazione dei controlli per le imprese certificate o in materia di privacy, tuttavia in questo provvedimento, come anche negli altri provvedimenti economici che avete sottoposto al vaglio di questo Parlamento, mancano risposte adeguate rispetto alle emergenze che il nostro paese deve affrontare.

Vi è una discrepanza evidente fra gli annunci elettorali e i provvedimenti adottati.

Secondo il DPEF il pareggio di bilancio nel 2011 viene realizzato lasciando invariata la pressione fiscale che resterebbe ai massimi storici del 43,3 per cento del PIL. Ma nel programma elettorale non si era forse promessa una riduzione delle imposte a cittadini e imprese ?

Sul tema della competitività questo Governo aveva annunciato nel suo programma elettorale di dare spazio all’infrastrutturazione dell’intero Paese per permetterne la competitività e invece in questo provvedimento, come anche nel DPEF, non sono assolutamente non dico rafforzate ma perfino salvaguardate le spese per

infrastrutture.

Sono preoccupanti le previsioni per la spesa in conto capitale, che dovrebbe ridursi dal 4,5 per cento al 3,3 per cento del PIL e di quella per investimenti fissi, che passerebbe dal 2,4 per cento al 2 per cento del PIL. Il rischio, come denunciato anche da Confindustria, è di porre seriamente in dubbio la programmazione infrastrutturale con particolare riguardo alla legge obiettivo, che è rimasto il principale riferimento della politica infrastrutturale del nostro Paese.

Potrebbero essere messe in discussione anche decisioni di investimento già acquisite.

Se poi guardiamo al Mezzogiorno, in questo provvedimento vi è una consistente riduzione della dotazione di spesa della missione « sviluppo e riequilibrio territoriale » del Ministero dello sviluppo economico, in cui sono allocati gli stanziamenti del fondo aree sottoutilizzate per un importo pari a 7.707 milioni di euro nel

triennio, ovvero ad oltre un quarto delle riduzioni complessive pari a 26 milioni di euro nel triennio.

Questo significa che manca totalmente un progetto di sviluppo per il Paese ma soprattutto manca la consapevolezza che non può esistere un futuro di crescita e sviluppo del Paese che escluda il Mezzogiorno.

Voglio ricordare che il sud presenta una dotazione infrastrutturale da terzo mondo e che questa è una delle principali ragioni del suo sottosviluppo.

Nell’ultimo decennio la spesa per infrastrutture al sud si è mantenuta ben al di sotto della media nazionale ed il divario infrastrutturale tra nord e sud rispetto alla metà degli anni Novanta si è accentuato.

Questo trend negativo prosegue e questo ci preoccupa molto.

Se mancano le risorse finanziarie per colmare questo gap, allora ci domandiamo se era opportuno decidere che il taglio dell’ICI avvenisse a svantaggio dei fondi destinati alle opere pubbliche nel Mezzogiorno.

Sempre sul tema delle infrastrutture oggi il Ministro Tremonti ha confermato che si vogliono aprire pochi grandi cantieri anziché disperdere le risorse su mille piccole opere irrilevanti, così confermando un’altra

preoccupazione, per la verità già manifestata al Ministro Matteoli in Commissione: che si vogliano penalizzare interi territori, e che si facciano lavorare solo poche grandi imprese a discapito delle medie e piccole imprese che rappresentano l’ossatura del nostro Paese e sono una risorsa indispensabile per la nostra economia.

E infine, su un tema di notevole interesse pubblico come quello dell’alloggio sociale, questo Governo ha introdotto nel decreto una norma (l’articolo 11) sul piano casa che, così com’è, anche alla luce delle ultime modifiche proposte, presenta dei punti di crisi fondamentali: i tempi per l’attuazione del piano continuano a non essere individuati; le risorse, nonostante le modifiche al comma 10, sono ancora insufficienti per garantire l’effettiva attuazione del piano; infine, il ruolo totalizzante attribuito al general contractor lascia temere che l’attuazione delle poche norme a contenuto economico avvantaggi anche in questo caso poche grandi imprese a discapito delle piccole e medie imprese. Non potendomi dilungare oltre, concludo la mia valutazione intanto rilevando in questo provvedimento una revisione al ribasso degli obiettivi che hanno caratterizzato il programma elettorale della maggioranza e poi l’incapacità di questo Governo di legiferare secondo norme chiare, certe e attuabili, accompagnate da un impegno di spesa disponibile soprattutto quando si tratta di intervenire su questioni che, oltre ad avere un notevole impatto economico, si traducono in misure di notevole interesse pubblico.

Auspico pertanto che almeno su questo genere di misure questo Governo in futuro accetti quel confronto costruttivo privo di posizioni preconcette che il Partito Democratico sta faticosamente cercando di portare avanti, anziché usare lo strumento della fiducia per evitarlo.

 



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