Rassegna Stampa


08-02-2009
Gazzetta del Mezzogiorno

Caro Direttore,

non è la creazione di un movimento la rotta alternativa ad un federalismo che penalizza il Sud, o ad un’azione di governo in cui il Sud non è minimamente contemplato. Al contrario: il movimentismo, e l’uso contagioso che se ne fa, nell’uno come nell’altro schieramento, sta facendo tornare a galla l’idea di un Sud lagnoso e assistenziale, che è quel Sud che non ci piace e che non vorremmo, da cui a fatica ci si era affrancati.

Ecco perché come politico, e soprattutto come donna d’impresa, esprimo perplessità e preoccupazione nei confronti del Movimento del Sud annunciato dalla senatrice del Pdl Adriana Poli Bortone, così come verso quelle liste o movimenti, anche nella parte politica opposta, che ultimamente esibiscono il Sud come vessillo.

Mai come in questo momento c’è bisogno di un’azione politica forte ed  efficace. Gli stanziamenti originariamente destinati alle aree svantaggiate hanno subito una riduzione drastica (7.707 milioni di euro in meno); il divario infrastrutturale tra Nord e Sud nei prossimi anni è destinato ad accentuarsi: non solo non sono state previste risorse finanziarie per colmarlo, ma perfino il taglio dell’ICI è avvenuto a svantaggio del fondi destinati alle opere pubbliche del Mezzogiorno. Nel progetto di sviluppo complessivo del Paese, è stato escluso un progetto di sviluppo che riguardi il Meridione, come se il Meridione fosse un mondo a sé, o peggio, come se non esistesse affatto.

Un’energica azione di contrasto a questo stato di cose la si può fare solo dal di dentro: cioè in Parlamento e in Senato, gli unici luoghi deputati all’attività legislativa. Un senatore che voglia incidere con la propria azione, non ha bisogno di mettersi a capo di un movimento per essere d’aiuto al suo territorio, tanto più che il federalismo nordcentrico di Berlusconi non è saltato fuori adesso; solo adesso pero, diventa stranamente, o strumentalmente, la madre di tutte le battaglie.  Da un senatore – ancor più se della maggioranza – ci si aspetta che svolga il suo ruolo di legislatore, che è quello conferitogli dall’elettorato, e che lo faccia proposta dopo proposta, discussione dopo discussione; che indirizzi, influenzi, sia da pungolo per il Governo e, se necessario, cerchi maggioranze trasversali. Quante leggi sono state approvate grazie a larghe intese tra le più diverse forze politiche? Il Pd, di certo, non avrebbe fatto mancare il suo appoggio alla senatrice Poli Bortone o a chi, come lei, avesse voluto veramente impegnarsi per una causa tanto importante come quella del Sud.

I movimenti delegittimano gli organi legiferanti, dunque il senso dello Stato, confondono gli elettori, riducendo la politica ad un concetto populistico e personalistico.  Perché è difficile pensare che dietro questi distinguo non ci siano aspirazioni personali, colloqui a distanza, o meglio scontri, che rispondono a logiche di potere interne ai partiti e che non tengono minimamente in conto il destinatario unico della politica: i cittadini, le famiglie, i tanti imprenditori del Sud che hanno affidato la loro causa collettiva agli eletti e che adesso aspettano una risposta.

In Puglia, ultimamente, si ha l’impressione invece di stare in una campagna elettorale cronica, in cui si esibiscono le vittime, in questo caso il Sud, come vessillo.

Ebbene, il Sud non può essere vessillo di nessuno. Non può essere motivo di nuovi proclami; e le aspirazioni individuali di carriera politica non possono ipotecare le attese di un territorio.

Il Sud, ora, chiede onestà di intenti. Meno personalismi, più efficacia. Meno propaganda, più obiettivi comuni.

Lavoriamo insieme, e gli organi di informazione ci siano d’aiuto. Se è veramente la causa del Meridione il vero obiettivo, anche nel rispetto delle diverse opinioni, cerchiamo di percorrere questa rotta comune.

 

 

Margherita Mastromauro, deputato Pd

 

 



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