Caro Direttore,
non è la creazione
di un movimento la rotta alternativa ad un federalismo che penalizza il Sud, o
ad un’azione di governo in cui il Sud non è minimamente contemplato. Al
contrario: il movimentismo, e l’uso contagioso che se ne fa, nell’uno come
nell’altro schieramento, sta facendo tornare a galla l’idea di un Sud lagnoso e
assistenziale, che è quel Sud che non ci piace e che non vorremmo, da cui a
fatica ci si era affrancati.
Ecco perché come
politico, e soprattutto come donna d’impresa, esprimo perplessità e
preoccupazione nei confronti del Movimento del Sud annunciato dalla senatrice
del Pdl Adriana Poli Bortone, così come verso quelle liste o movimenti, anche
nella parte politica opposta, che ultimamente esibiscono il Sud come vessillo.
Mai come in questo
momento c’è bisogno di un’azione politica forte ed efficace. Gli stanziamenti originariamente destinati alle
aree svantaggiate hanno subito una riduzione drastica (7.707 milioni di euro in
meno); il divario infrastrutturale tra Nord e Sud nei prossimi anni è destinato
ad accentuarsi: non solo non sono state previste risorse finanziarie per
colmarlo, ma perfino il taglio dell’ICI è avvenuto a svantaggio del fondi
destinati alle opere pubbliche del Mezzogiorno. Nel progetto di sviluppo complessivo
del Paese, è stato escluso un progetto di sviluppo che riguardi il Meridione,
come se il Meridione fosse un mondo a sé, o peggio, come se non esistesse
affatto.
Un’energica azione
di contrasto a questo stato di cose la si può fare solo dal di dentro: cioè in
Parlamento e in Senato, gli unici luoghi deputati all’attività legislativa. Un
senatore che voglia incidere con la propria azione, non ha bisogno di mettersi
a capo di un movimento per essere d’aiuto al suo territorio, tanto più che il
federalismo nordcentrico di Berlusconi non è saltato fuori adesso; solo adesso
pero, diventa stranamente, o strumentalmente, la madre di tutte le
battaglie. Da un senatore – ancor
più se della maggioranza – ci si aspetta che svolga il suo ruolo di
legislatore, che è quello conferitogli dall’elettorato, e che lo faccia
proposta dopo proposta, discussione dopo discussione; che indirizzi, influenzi,
sia da pungolo per il Governo e, se necessario, cerchi maggioranze trasversali.
Quante leggi sono state approvate grazie a larghe intese tra le più diverse
forze politiche? Il Pd, di certo, non avrebbe fatto mancare il suo appoggio
alla senatrice Poli Bortone o a chi, come lei, avesse voluto veramente
impegnarsi per una causa tanto importante come quella del Sud.
I movimenti
delegittimano gli organi legiferanti, dunque il senso dello Stato, confondono
gli elettori, riducendo la politica ad un concetto populistico e
personalistico. Perché è difficile
pensare che dietro questi distinguo non ci siano aspirazioni personali, colloqui
a distanza, o meglio scontri, che rispondono a logiche di potere interne ai
partiti e che non tengono minimamente in conto il destinatario unico della
politica: i cittadini, le famiglie, i tanti imprenditori del Sud che hanno
affidato la loro causa collettiva agli eletti e che adesso aspettano una
risposta.
In Puglia,
ultimamente, si ha l’impressione invece di stare in una campagna elettorale
cronica, in cui si esibiscono le vittime, in questo caso il Sud, come vessillo.
Ebbene, il Sud non
può essere vessillo di nessuno. Non può essere motivo di nuovi proclami; e le
aspirazioni individuali di carriera politica non possono ipotecare le attese di
un territorio.
Il Sud, ora, chiede
onestà di intenti. Meno personalismi, più efficacia. Meno propaganda, più
obiettivi comuni.
Lavoriamo insieme, e
gli organi di informazione ci siano d’aiuto. Se è veramente la causa del
Meridione il vero obiettivo, anche nel rispetto delle diverse opinioni,
cerchiamo di percorrere questa rotta comune.
Margherita
Mastromauro, deputato Pd