NON E` UN PIANO CASA MA PUO` SERVIRE A CERTE CONDIZIONI
Gentile
Direttore,
l’accordo
tra Stato e Regioni per l’attuazione dell’impropriamente detto piano casa è una
garanzia per il nostro territorio; trasforma quello che era un decreto
inaccettabile e fortemente rischioso per la tenuta urbanistica del Paese, in
una opportunità di sviluppo e di salvaguardia, fatta salva la capacità delle
Regioni, cui ora spetta l’onere di formulare le norme attuative, di operare
scelte sensate.
Sono
certa che la Regione Puglia saprà assolvere a questo nuovo compito con
responsabilità; la gestione intelligente ed oculata dell’assessora al
Territorio Angela Barbanente ha saputo conciliare, in questi anni, esigenze di
sviluppo urbanistico e tutela territoriale.
Tuttavia
questa fase è delicatissima. La possibilità di rilanciare l’economia e al
contempo di avviare politiche di riqualificazione urbanistica, dipende
unicamente dalla capacità che avremo di elaborare un provvedimento efficace e
nei tempi indicati (90 giorni). E’ per questo che, anche come componente
dell’VIII Commissione parlamentare Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici,
sento di dover dare il mio contributo.
L’operatività
delle norma dovrebbe essere estesa, a mio parere, anche agli immobili non
residenziali. E mi riferisco, ad esempio, agli immobili industriali dismessi,
che sono numerosi e spesso ubicati senza alcuna logica su tutto il territorio.
Una demolizione e una ricostruzione, magari privilegiando le tecniche di
bio-edilizia e sempre nel rispetto dei piani regolatori, permetterebbe di
eliminare quell’immagine di forte degrado, spesso proprio a ridosso dei centri
urbani, che questi insediamenti oggi contribuiscono a dare.
Un’altra
opzione potrebbe essere quella di subordinare la costruzione e la demolizione
con premio volumetrico del 35% all’obbligo di costruire parcheggi, la cui
carenza, come tutti sappiamo, ha trasformato le nostre città in giungle
automobilistiche, con conseguenti problemi di traffico e di inquinamento da
polveri sottili.
Od
anche quella di richiamare espressamente il rispetto della normativa
antisismica e delle barriere architettoniche; la cui osservanza oggi non è
ancora così scontata.
Si
potrebbe pensare inoltre ad un’ulteriore premialità volumetrica nell’ambito di
interventi di forte utilità pubblica, e mi riferisco a tutte quelle operazioni
finalizzate alla riqualificazione di aree degradate, ad esempio. E per questo,
sarebbe molto utile chiedere il parere dei Comuni.
Dovremmo
inoltre approfittare dell’adozione della legge regionale per proporre già in
questa fase uno snellimento delle procedure, e cioé forme semplificate e celeri per l`autorizzazione degli interventi
edilizi. Tra queste, una potrebbe essere l’attribuzione al responsabile dello
sportello unico del potere vincolante, anche nei confronti delle autorità
esterne tenute a pronunciarsi.
Mentre la
Regione dovrà provvedere all’elaborazione della legge attuativa, è necessario
però che il Governo si occupi della vera emergenza, che è quella della carenza
di alloggi sociali e della difficoltà di tante famiglie che non riescono a
pagare l’affitto. Il centrosinistra continuerà a richiamare la maggioranza alle
sue responsabilità, così come ha fatto pesantemente in questi mesi.
Perché
questo provvedimento del governo Berlusconi con l’emergenza abitativa non ha
niente a che fare, ed è importante non generare confusione. Il centrodestra sta
adottando delle misure nel settore dell’edilizia che non danno una risposta al
disagio abitativo e che solo erroneamente vengono definite “piano casa”. Il
vero piano casa è un’altra cosa. E’ quello varato con l’art. 11 del decreto
legge 112/2008 convertito in legge 133/2008 in base al quale Berlusconi
prometteva la costruzione di circa
20000 alloggi sociali per fasce
deboli entro luglio 2009 e che invece per responsabilità del Governo è ancora ben lontano dal trovare
attuazione. Una vera riforma del settore deve occuparsi dei bisogni abitativi
reali, deve favorire l’accesso a una casa dignitosa a quelle famiglie che non
possono sostenere i prezzi del mercato, e che sono sempre più numerose. In base all’ultima indagine del SUNIA, nel 2008 vi è stato
un ulteriore preoccupante
incremento degli sfratti per
morosità.
C’è
bisogno di risorse pubbliche e private, di investimenti per l’edilizia sociale, di interventi
strutturali. La casa è un problema che riguarda tutti, e non una faccenda per
fasce sociali privilegiate.
Margherita Mastromauro (Pd)
Roma, 7
aprile 2009