Ho
provato forte imbarazzo, oggi, nell’ascoltare la relazione della presidente di
Confindustria Emma Marcegaglia.
C’era
attesa per quel discorso, non solo perché il nostro Paese sta attraversando una
fase economica e sociale tra le più critiche, ma anche perché Marcegaglia è il
primo presidente donna degli industriali. Erano molte le aspettative.
Da
parte mia, sono andate deluse.
Ho
fatto parte di Confindustria, a livello sia regionale che nazionale, prima di
intraprendere l’esperienza politica; so bene quali siano state, negli anni
passati, le regole che hanno guidato l’operato della massima organizzazione
delle imprese italiane: regole ispirate all’indipendenza, all’autonomia di
giudizio, all’esercizio critico nei confronti della politica, alla non
subalternità nei confronti dei poteri, tantomeno della classe governante.
Il
discorso di Marcegaglia, ben lontano dall’esercizio di quello spirito critico,
è stato la pagella del presidente Berlusconi e dei suoi ministri: tutti
promossi a pieni voti, da Gelmini a Brunetta a Tremonti a Calderoli, tutti
lodati per il loro operato, nonostante molte delle loro cosiddette riforme
siano state in realtà dei pesanti tagli.
Uno ">sbilanciamento imbarazzante e
inaspettato da parte di un’organizzazione che per
sua natura è super partes
(non è un caso che a chiunque abbia un ruolo all’interno di Confindustria e intraprenda un’esperienza politica è
chiesto per statuto di dimettersi).
Il
compito di Confindustria non è lodare la politica, semmai è spronarla,
richiamala al rispetto degli accordi, incalzarla con richieste precise a favore
del tessuto produttivo, in particolare a favore delle piccole e medie imprese
(95%) che rappresentano il motore del Paese ma che sono lasciate sole a
combattere sul mercato.
Uno
dei passaggi meno riusciti della relazione è stato quello sul Mezzogiorno. Marcegaglia ha definito
“le arretratezze” del Sud “sociali e culturali prima ancora che economiche”: siamo
dunque alla discriminazione di razza.
Ed
è a causa di queste arretratezze sociali e culturali che, secondo Marcegaglia,
le nostre potenzialità vengono inibite. Non a causa dei fondi FAS destinati al
Mezzogiorno ma dirottati dal Governo verso altre destinazioni ad esempio, o il
dimezzamento del Fondo per il credito d’imposta, cui, ovviamente, Marcegaglia
non ha fatto riferimento nel suo discorso.
E’
possibile che il presidente di Confindustria abbia avuto modo di rapportarsi
ultimamente solo con gli imprenditori del Nord-Est: fatto sta che l’impressione
è stata quella di partecipare ad un comizio della Lega e non all’assemblea
delle imprese italiane.
Ecco
perché mai come adesso c’è la necessità di far sentire la nostra voce,
politici, imprenditori e cittadini del Sud, far valere le nostre ragioni,
credere nelle nostre battaglie.
Discorsi
di questo genere non ci soddisfano, né ci rappresentano.
On.
Margherita Mastromauro (Pd)
Gazzetta del Mezzogiorno, 23/5/2009